Uno sguardo al futuro
Attraverso il censimento nazionale dei teatri chiusi abbiamo voluto ricostruire la disarmante situazione in cui versa una parte del patrimonio artistico e architettonico del nostro Paese, privato nel corso degli anni più recenti di quella straordinaria ricchezza che è costituita dai 428 teatri chiusi e abbandonati al degrado e all'incuria. È uno dei tanti effetti prodotti da politiche culturali inadeguate, gestite per anni in maniera superficiale e inappropriata che, talora, nell'indifferenza generale, hanno prodotto un deterioramento strutturale, in qualche caso anche irreversibile, degli edifici teatrali.
Il Paese che detiene la maggior parte delle ricchezze artistiche e architettoniche del mondo ha saputo, nell'arco degli ultimi decenni, determinare le condizioni per il progressivo smantellamento dell'architettura teatrale del territorio e, in questo modo, ha contribuito a depauperare quella ricchezza di cui dovrebbe andar fiero.
Al primo posto resta la necessità di una nuova sensibilità della classe politica e dirigente del Paese nei confronti delle politiche culturali. Solo quando chi è responsabile delle politiche pubbliche sentirà davvero il tema dell'investimento culturale come prioritario per lo sviluppo del nostro Paese si potrà provare a costruire quello che altrove hanno già realizzato. I segnali giunti finora sono stati ambigui, discontinui e spesso contradditori. Un motivo in più per far sentire forte la nostra voce.
L'obiettivo di restituire alla fruizione i 428 teatri chiusi e riapribili è prioritario e, a nostro parere, dovrebbe rappresentare uno degli elementi qualificanti delle politiche culturali a tutti i livelli del governo del Paese, centrale e periferico. Per noi si tratta di una grande battaglia di civiltà che vale la pena di portare avanti.
Qual'è il futuro dei teatri che vengono riaperti? Come farli funzionare, tenendo conto (come è giusto) dei tanti problemi legati alla sostenibilità economica dei progetti e dei programmi e delle esigenze e dei bisogni delle città, grandi e piccole? Qual è il modello di gestione da adottare, tenendo conto di quanto i modelli debbano essere diversi in relazione alle differenti realtà?
Mantenere operativo un monitoraggio costante della situazione è un dovere preciso cui non derogheremo: perché le riaperture siano riaperture vere, perché i lavori procedano secondo le scadenze programmate, non soltanto nelle realtà più emblematiche sulle quali il dibattito è sempre aperto e l'attenzione dell'opinione pubblica è costante, ma anche nelle realtà minori, perché i teatri riaperti non chiudano di nuovo dopo qualche anno. Ma riteniamo altrettanto importante sollecitare un dibattito nel Paese sul modello o sui modelli di gestione che permettano ai teatri riaperti di vivere e di operare recuperando quel ruolo di catalizzatore della vita culturale e civile delle città e di motore di sviluppo e di economia del territorio. Questa è la grande sfida. Non avrebbe senso riaprire degli spazi che nel corso degli anni sono stati chiusi per effetto di una crisi reale del sistema, riproponendo errori o prospettive che si sono rivelati non rispondenti al contesto reale.
In questo senso il portale web che abbiamo attivato può rappresentare uno strumento strategico fondamentale a disposizione di tutti, contribuendo concretamente al perseguimento degli obiettivi di sviluppo locale integrato del territorio e valorizzando un insieme di risorse artistico-culturali attraverso la creazione di una rete di relazioni tra le diverse istituzioni presenti nel territorio stesso. La presenza di vitalità culturale e di progettazione continua di attività, porterà sviluppo economico del territorio conseguenza diretta della piena visibilità e promozione delle risorse in esso presenti: dalla cultura all'ambiente, dalla nascita di nuove prospettive occupazionali alla realizzazione di nuove infrastrutture e servizi pubblici.